Bollo fattura elettronica senza IVA - quando si pagano 2 euro?

23 giugno 2026

Fattura con "Imposta di bollo" e simboli di denaro. Domande sul costo dell'imposta di bollo su fatture elettroniche.

Indice

Una fattura elettronica senza IVA può richiedere un’imposta aggiuntiva di 2 euro, ma non basta superare una certa cifra per far scattare automaticamente il bollo. La regola dipende dalla natura dell’operazione, dalla soglia di 77,47 euro e dalla corretta compilazione del file XML. In questa guida chiarisco quando il tributo è dovuto, come indicarlo, quali sono le scadenze del 2026 e come usare il software per ridurre gli errori.

I dati essenziali da controllare prima dell’invio

  • 2 euro per ogni fattura soggetta all’imposta di bollo.
  • La soglia riguarda le operazioni prive di IVA con importo superiore a 77,47 euro.
  • Nel file XML occorre valorizzare BolloVirtuale con “SI”.
  • Il versamento è trimestrale e passa dal portale Fatture e corrispettivi o dal modello F24.
  • L’elenco B dell’Agenzia delle Entrate permette di correggere le fatture segnalate come potenzialmente soggette a bollo.

Quando scatta il bollo da 2 euro

L’imposta di bollo si applica alle fatture elettroniche che documentano operazioni non soggette, non imponibili o esenti IVA, quando l’importo delle operazioni interessate supera 77,47 euro. L’importo è fisso e si calcola per singola fattura, non in base al valore annuale delle vendite.

La distinzione più importante è questa. Una fattura con IVA esposta al 22% può avere un totale di 500 euro e non richiedere il bollo. Al contrario, una fattura da 100 euro emessa da un professionista in regime forfettario può richiederlo perché l’operazione non espone l’IVA.

Situazione Imposta di bollo Esempio pratico
Fattura con IVA esposta Generalmente no Servizio da 100 euro più IVA
Operazione esente, non imponibile o non soggetta oltre 77,47 euro 2 euro Prestazione esente da 120 euro
Operazione senza IVA pari o inferiore a 77,47 euro No Prestazione non soggetta da 70 euro
Fattura mista con operazioni IVA e non IVA Dipende dall’importo delle operazioni non IVA Non basta guardare il totale del documento

Un errore frequente consiste nel controllare soltanto il totale della fattura. In realtà, in presenza di più righe, bisogna guardare la parte riferita alle operazioni senza IVA. Per questo considero più affidabile un gestionale che analizzi i codici Natura e le singole righe, invece di applicare il bollo solo in base all’importo complessivo.

Il caso del regime forfettario

Nel regime forfettario il bollo ricorre spesso perché le fatture non espongono l’IVA. Una prestazione da 80 euro, per esempio, supera la soglia e richiede il tributo, mentre una prestazione da 70 euro no.

Il professionista può addebitare i 2 euro al cliente, se previsto dagli accordi o dalla propria prassi commerciale, ma l’obbligo verso l’Erario resta collegato al soggetto che emette la fattura. Nel regime forfettario, inoltre, il riaddebito del bollo può concorrere alla formazione dei ricavi o compensi. Non è quindi una voce completamente neutra.

Come compilare la fattura elettronica senza errori

Il bollo elettronico non richiede una marca fisica da applicare al PDF. La fattura deve contenere nel tracciato XML il blocco DatiBollo, con l’importo di 2 euro e il campo BolloVirtuale valorizzato a “SI”.

Nel documento visualizzato dal cliente deve comparire anche l’annotazione relativa all’assolvimento dell’imposta. La dicitura può essere generata automaticamente dal software, ma consiglio comunque di controllare un PDF di prova prima di adottare una nuova configurazione.

Leggi anche: Posta elettronica, come funziona e come usarla in sicurezza

Cosa deve fare il gestionale

  • Riconoscere la natura IVA della prestazione.
  • Verificare la soglia di 77,47 euro.
  • Inserire correttamente il blocco XML dedicato al bollo.
  • Mostrare l’importo separato nel documento, se viene riaddebitato al cliente.
  • Conservare una traccia delle fatture soggette al tributo.

Il semplice testo “bollo 2 euro” nel PDF non sostituisce la corretta valorizzazione del file XML. È il dato trasmesso allo Sistema di Interscambio a permettere i controlli e il calcolo trimestrale.

Se il bollo era dovuto ma non è stato indicato, la fattura non diventa automaticamente inutilizzabile. Tuttavia, l’omissione può farla comparire nell’elenco B dell’Agenzia delle Entrate e richiedere una successiva correzione o integrazione.

Scadenze 2026 e modalità di pagamento

Il versamento avviene con cadenza trimestrale. L’importo non si paga quando si emette ogni singola fattura, ma viene calcolato sulla base dei documenti del trimestre di riferimento.

Fatture emesse nel trimestre Scadenza ordinaria Codice tributo F24
1° trimestre 2026 1 giugno 2026, perché il 31 maggio cade di domenica 2521
2° trimestre 2026 30 settembre 2026 2522
3° trimestre 2026 30 novembre 2026 2523
4° trimestre 2026 28 febbraio 2027, con eventuale slittamento se il giorno non è lavorativo 2524

Esiste una semplificazione utile per chi ha importi contenuti. Se il bollo del primo trimestre non supera 5.000 euro, il pagamento può essere rinviato al 30 settembre. Se il totale dei primi due trimestri resta entro 5.000 euro, il versamento può essere effettuato entro il 30 novembre.

Il pagamento può avvenire tramite addebito sul conto corrente indicato nel portale “Fatture e corrispettivi” oppure mediante modello F24 telematico. Per sanzioni e interessi sono previsti i codici 2525 e 2526.

Io preferisco l’addebito diretto dal portale quando i dati risultano già verificati. L’F24 offre più controllo contabile, ma richiede attenzione nella scelta del codice, del trimestre e dell’importo.

Come funzionano gli elenchi A e B

L’Agenzia delle Entrate confronta le fatture trasmesse allo SdI con i dati relativi al bollo e mette a disposizione due elenchi nel portale dedicato.

Elenco Contenuto Possibilità di modifica
A Fatture per le quali il bollo è stato indicato correttamente No
B Fatture che sembrano soggette a bollo, ma nelle quali il dato non risulta indicato

L’elenco B non rappresenta una condanna automatica. Può contenere una fattura che non deve pagare il bollo perché il codice Natura è stato usato in un caso esente, perché esiste una specifica esclusione o perché il documento è stato classificato in modo particolare.

La procedura corretta consiste nel controllare ogni riga dell’elenco B, rimuovere i documenti non soggetti e aggiungere quelli eventualmente mancanti. Se non si interviene entro il termine previsto, l’importo calcolato dall’Agenzia può essere utilizzato per il versamento.

Per il primo trimestre l’elenco viene normalmente reso disponibile entro il 15 aprile e le modifiche vanno effettuate entro il 30 aprile. Per il secondo trimestre il termine di modifica arriva al 10 settembre, mentre per il terzo e quarto trimestre cade rispettivamente il 31 ottobre e il 31 gennaio dell’anno successivo.

Gli errori che costano tempo e denaro

Il primo errore è confondere il bollo con l’IVA. Sono tributi diversi e una fattura senza IVA non è sempre soggetta al bollo. Serve verificare sia la natura dell’operazione sia il superamento della soglia.

  • Applicare il bollo a ogni fattura forfettaria, anche quando l’importo non supera 77,47 euro.
  • Guardare il totale della fattura invece delle sole operazioni prive di IVA.
  • Inserire la dicitura nel PDF ma dimenticare il campo XML.
  • Non controllare l’elenco B entro la scadenza.
  • Pagare il trimestre con un codice tributo errato.
  • Considerare il riaddebito al cliente come un semplice rimborso privo di effetti fiscali.

Un’altra situazione delicata riguarda le fatture corrette dopo l’invio. Se il bollo è stato omesso, non conviene modificare informalmente il PDF già trasmesso. È preferibile seguire la procedura prevista dal proprio consulente e verificare come il documento appare negli elenchi dell’Agenzia.

Come automatizzare il controllo con il software

Per un professionista con poche fatture è sufficiente una verifica trimestrale ordinata. Per un’attività che emette decine o centinaia di documenti, il controllo manuale diventa fragile e il rischio principale non è il costo del bollo, ma la dimenticanza ripetuta.

Una configurazione efficace parte da regole IVA coerenti. Ogni articolo o servizio dovrebbe avere una natura fiscale preimpostata, con un controllo che chieda conferma quando il codice è insolito o l’importo supera la soglia.

  1. Configura correttamente i codici Natura nel catalogo prodotti e servizi.
  2. Attiva il calcolo automatico del bollo oltre 77,47 euro.
  3. Verifica che il campo BolloVirtuale sia presente nell’XML.
  4. Imposta un promemoria per il controllo degli elenchi A e B.
  5. Riconcilia l’importo del portale con la contabilità prima del pagamento.

Il software non sostituisce il giudizio fiscale. Può però eliminare gli errori ripetitivi, soprattutto quando una stessa attività emette fatture con regimi diversi. La soluzione migliore, secondo me, è una procedura semi-automatica con controllo umano sulle eccezioni, non un’automazione cieca.

La routine trimestrale che evita sorprese

Una gestione affidabile richiede pochi passaggi, sempre nello stesso ordine. Prima controllo le fatture emesse e le operazioni senza IVA, poi confronto il risultato con l’elenco dell’Agenzia e solo dopo procedo al pagamento.

Per il 2026 conviene segnare in calendario almeno tre momenti per ogni trimestre: la disponibilità degli elenchi, il termine per correggere l’elenco B e la scadenza del versamento. Con questa piccola disciplina, l’imposta di 2 euro resta un adempimento prevedibile e non diventa un problema da ricostruire a fine anno.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il bollo di 2 euro è dovuto per operazioni non soggette, non imponibili o esenti IVA con importo superiore a 77,47 euro. La soglia va verificata sulle sole operazioni prive di IVA, non necessariamente sul totale della fattura. Nel regime forfettario, per esempio, una prestazione da 80 euro richiede il bollo, mentre una da 70 euro no.

Il file XML deve contenere il blocco DatiBollo, con l’importo di 2 euro e il campo BolloVirtuale valorizzato a “SI”. Nel documento visualizzato dal cliente deve comparire anche l’annotazione sull’assolvimento dell’imposta. La sola dicitura “bollo 2 euro” nel PDF non sostituisce la corretta compilazione dell’XML.

Per il primo trimestre 2026 la scadenza è il 1 giugno, per il secondo il 30 settembre e per il terzo il 30 novembre. Il bollo del quarto trimestre si paga il 28 febbraio 2027, con eventuale slittamento se il giorno non è lavorativo. I codici tributo F24 sono 2521, 2522, 2523 e 2524; per sanzioni e interessi si usano 2525 e 2526.

L’elenco B contiene le fatture che sembrano soggette a bollo, ma nelle quali il tributo non risulta indicato. Occorre controllare ogni documento, rimuovere quelli non soggetti e aggiungere le fatture eventualmente mancanti entro il termine previsto. Per il primo trimestre, ad esempio, l’elenco è normalmente disponibile entro il 15 aprile e le modifiche vanno completate entro il 30 aprile.

Valuta l'articolo

Valutazione: 0.00 Numero di voti: 0

Tag:

imposta di bollo fatturazione elettronica regime forfettario modello f24 sistema di interscambio

Condividi post

Xavier Grassi

Xavier Grassi

Mi chiamo Xavier Grassi e dedico la mia attività professionale al mondo dell'informatica, con un focus particolare sull'intelligenza artificiale e le soluzioni cloud. Ho accumulato quindici anni di esperienza in questo settore, un percorso che mi ha permesso di approfondire le dinamiche di queste tecnologie in continua evoluzione. La mia passione è quella di rendere accessibili concetti complessi, analizzando le tendenze emergenti e verificando le informazioni per offrire contenuti chiari e affidabili. In bartolomeoalberico.it, mi impegno a fornire spunti utili e aggiornati, aiutando i lettori a navigare nel panorama tecnologico attuale con maggiore consapevolezza.

Scrivi un commento