Un singolo file di testo può decidere quale indirizzo IP usare per un dominio, bloccare un sito o permettere di testare un server prima che il DNS pubblico sia aggiornato. Il file hosts di Windows 11 è semplice da modificare, ma richiede permessi amministrativi e qualche attenzione per evitare errori difficili da individuare.
Le informazioni essenziali per gestire il file hosts senza errori
- Percorso: si trova in C:\Windows\System32\drivers\etc\hosts.
- Modifica: bisogna aprire Blocco note o un altro editor come amministratore.
- Sintassi: ogni riga contiene prima l’indirizzo IP e poi il nome host.
- Cache DNS: dopo una modifica può essere utile eseguire ipconfig /flushdns.
- Linux: il file equivalente è /etc/hosts e usa una sintassi quasi identica.
Che cos’è il file hosts e a cosa serve davvero
Il file hosts è una piccola tabella locale che collega un nome leggibile, come intranet.azienda.local, a un indirizzo IP. Quando un’applicazione deve raggiungere quel nome, Windows può consultare questa corrispondenza prima di rivolgersi al server DNS configurato nella rete.
In pratica, una riga come 192.168.1.50 server-test.local dice al computer di usare l’indirizzo 192.168.1.50 quando viene richiesto quel nome. La modifica vale soltanto per il dispositivo su cui è stata inserita, non per tutti i computer collegati alla stessa rete.
Io lo considero uno strumento da laboratorio e di amministrazione, non un sostituto del DNS. È molto utile per testare un sito in sviluppo, raggiungere un servizio interno, verificare una migrazione o bloccare temporaneamente alcuni domini. Diventa invece scomodo quando le voci aumentano e nessuno ricorda più perché siano state aggiunte.
Dove si trova in Windows 11 e come aprirlo
Il percorso predefinito è:
C:\Windows\System32\drivers\etc\hosts
Il file non ha l’estensione .txt. Questo dettaglio crea spesso confusione, perché Blocco note tende a mostrare soltanto i documenti di testo comuni. Per aprirlo correttamente, procedo così:
- apro il menu Start e cerco Blocco note;
- faccio clic con il tasto destro e scelgo Esegui come amministratore;
- confermo la richiesta di Controllo account utente;
- seleziono File, poi Apri;
- raggiungo la cartella
C:\Windows\System32\drivers\etc; - imposto il filtro su Tutti i file e apro il documento chiamato
hosts.
Il passaggio dei permessi è decisivo. Se apro l’editor normalmente, posso anche visualizzare il file, ma Windows probabilmente impedirà il salvataggio con un errore di accesso negato. Prima di modificare il contenuto, consiglio di creare una copia chiamata hosts.backup nella cartella Documenti o in un altro percorso facilmente riconoscibile.
Chi utilizza spesso questo strumento può valutare l’editor Hosts File di PowerToys. È più comodo per aggiungere, filtrare e commentare le voci, ma richiede comunque l’apertura con privilegi amministrativi.
Come aggiungere una voce corretta
La struttura è lineare. Si inserisce l’indirizzo IP, si lascia almeno uno spazio o una tabulazione e si scrive il nome host. Il simbolo # introduce un commento, quindi tutto ciò che segue sulla stessa riga viene ignorato.
# Server di test locale
192.168.1.50 app-test.local
# Blocco locale di un dominio
0.0.0.0 esempio-pubblicitario.com
0.0.0.0 www.esempio-pubblicitario.comPer un ambiente di sviluppo, la forma più comune è 127.0.0.1 nome-sito.test, che rimanda il nome al computer locale. Per impedire temporaneamente la risoluzione di un dominio si usa spesso 0.0.0.0, anche se il comportamento finale dipende dall’applicazione e dal servizio contattato.
Un errore frequente è bloccare solo il dominio principale e dimenticare il sottodominio www. esempio.it e www.esempio.it sono nomi distinti, quindi vanno inseriti separatamente quando entrambi devono puntare allo stesso indirizzo o essere bloccati.
Non aggiungo mai voci senza una motivazione scritta. Un commento breve, come # Test migrazione server, marzo 2026, rende molto più semplice capire mesi dopo se quella riga è ancora necessaria.
Come salvare, svuotare la cache e verificare il risultato
Dopo la modifica salvo il file mantenendo il nome esatto hosts e senza aggiungere l’estensione .txt. Se Blocco note propone di salvare come documento di testo, scelgo Tipo: Tutti i file e controllo visivamente il nome prima di confermare.
Windows conserva le risoluzioni dei nomi nella cache DNS. Per ridurre il rischio di vedere ancora il vecchio risultato, apro Terminale o Prompt dei comandi come amministratore ed eseguo:
ipconfig /flushdnsPer una verifica rapida posso usare:
ping app-test.localIl comando mostra quale indirizzo viene risolto, ma non dimostra che il servizio web sia attivo. Se il nome punta all’IP corretto ma il browser non apre la pagina, il problema può riguardare la porta, il certificato HTTPS, il firewall, il proxy o il server web.
Strumenti come nslookup interrogano normalmente il DNS e non sono il test più affidabile per verificare una voce locale del file hosts. Per questo preferisco controllare l’indirizzo mostrato da ping e poi provare il servizio reale con il browser o con curl.
Gli errori più comuni e come correggerli
Il file viene salvato come hosts.txt
È probabilmente il problema più diffuso. Esplora file può nascondere le estensioni conosciute, facendo sembrare corretto un nome che in realtà è hosts.txt. Attivo la visualizzazione delle estensioni e verifico che il file sia esattamente hosts, senza suffissi aggiuntivi.
La riga contiene un indirizzo o un nome sbagliato
Un carattere fuori posto è sufficiente per rendere inutile la regola. L’IP deve essere valido, il nome host non deve contenere protocolli come https:// e non bisogna inserire il percorso completo della pagina. La forma corretta è indirizzo-ip nomehost, non un indirizzo web completo.
Il browser continua a raggiungere il vecchio server
In questo caso controllo prima la cache DNS e poi eventuali VPN, proxy, software di sicurezza o impostazioni DNS protette del browser. Questi componenti possono modificare il percorso della richiesta o rendere poco chiaro quale risoluzione sia stata usata.
Leggi anche: Kali Linux su Windows - guida sicura tra VM, WSL e laboratori
Una voce danneggia la navigazione
Riporto il file alla versione precedente usando il backup. Se non ne ho creato uno, elimino soltanto le righe aggiunte manualmente e lascio intatti i commenti e le voci originali. Evito di scaricare file hosts “ottimizzati” da fonti casuali, perché una lista molto lunga può introdurre blocchi indesiderati e complicare la diagnosi.
Windows 11 e Linux usano lo stesso principio
Su Linux il file equivalente si trova in /etc/hosts. La logica è quasi identica, ma la modifica richiede normalmente i privilegi di root. Per esempio, con un editor da terminale si può usare:
sudo nano /etc/hostsUna voce Linux può avere questa forma:
127.0.0.1 app-test.local
192.168.1.50 server-casa.localLa differenza principale è il percorso e il metodo di autorizzazione, non la sintassi. Su Windows si usa spesso Blocco note avviato come amministratore; su Linux si ricorre a sudo con Nano, Vim o un editor grafico configurato per ottenere privilegi elevati.
| Elemento | Windows 11 | Linux |
|---|---|---|
| Percorso | C:\Windows\System32\drivers\etc\hosts |
/etc/hosts |
| Formato | IP seguito dal nome host | IP seguito dal nome host |
| Modifica | Editor avviato come amministratore | Editor con sudo o privilegi root |
| Cache | ipconfig /flushdns |
Dipende da NetworkManager, systemd-resolved o dalla distribuzione |
| Uso tipico | Test locali, reti interne, blocchi temporanei | Server locali, laboratori, container e reti interne |
Nei progetti con Docker, macchine virtuali o server Linux, il file hosts può essere comodo per un test veloce, ma non sostituisce una configurazione DNS centralizzata. Quando più persone devono usare lo stesso nome, conviene gestire la risoluzione a livello di rete invece di replicare manualmente le stesse righe su ogni computer.
La regola pratica per usarlo senza creare problemi
Il file hosts dà il massimo quando serve una modifica locale, reversibile e temporanea. Lo uso per provare un nuovo indirizzo, simulare un dominio interno o isolare una richiesta durante una diagnosi, mantenendo sempre una copia di sicurezza.
Prima di chiudere il lavoro controllo quattro cose: il percorso corretto, i privilegi amministrativi, l’assenza dell’estensione .txt e l’indirizzo IP effettivamente risolto. Se la configurazione deve durare nel tempo o coinvolgere molti dispositivi, scelgo un DNS interno o una gestione centralizzata. È una distinzione semplice, ma evita che una soluzione nata per un test finisca per diventare una fonte permanente di errori.